AIKIDO E TEATRO: IL LAVORO CORPOREO E RELAZIONALE DELL'ATTORE

Sempre più sovente capita che in un corso di Aikido giunga un Attore, che esso sia formato o in formazione, identico é l’insieme delle motivazioni che lo hanno spinto a provare questa disciplina. Ormai da anni vi é una attenzione particolare del mondo del Teatro verso le discipline Orientali, queste possono essere le Arti Marziali, così come altre pratiche di tipo respiratorio o di rilassamento in genere.

Il corpo cerca di ricostruire la propria storia, nelle sue potenzialità di espressione e rapporto, pprofondendo discipline che sono rimaste profondamente legate all’uomo, inteso come somma di Ethos e Pathos e non solo come macchina per produrre e consumare.

L’aikido permette di confrontarsi con questa dimensione dell’uomo. La nostra presunzione consiste nel ritenere che alcuni degli aspetti tipici dell’Aikido siano particolarmente adatti ad un percorso di ricerca che metta il ‘corpo in scena’ al lavoro.

 

E’ necessario, a questo punto, spendere due parole per spiegare che cosa è l’Aikido.

 

L’Aikido, dal punto di vista pratico, è un arte puramente difensiva, che non ricerca la sopraffazione dell'avversario; da ciò ne deriva che, da un lato, non esiste una strategia dell'attacco con un proprio repertorio di tecniche e che, dall’altro, sono contemplate esclusivamente tecniche di difesa. Le tecniche, applicate correttamente, consentono la risoluzione di un confronto senza creare danni fisici all'aggressore.

 

Accenniamo ai concetti energetici compresi nell'Aikido: parliamo del concetto di Hara e di Ki.

La cultura orientale non divide o meglio non differenzia l'energia fisica da quella mentale e psichica, l'energia è unica, mente e corpo rappresentano un unico fenomeno che coordinato e non scisso permette un modo di vita equilibrato e armonioso. Il luogo dove avviene questa coordinazione è individuato nell'Hara (addome), esso è di fatto il "Centro" di ogni individuo, riconosciuto da tutte le culture e da quella occidentale come luogo a cui si attribuisce enorme importanza (ricordiamo la figura elaborata da Leonardo che vede l'uomo compreso nel cerchio e nel quadrato).

 

L’Aikido nasce dalla nostra consapevolezza a riguardo del centro, conservando il proprio equilibrio fisico e mentale a discapito dell'equilibrio dell'avversario. Se la traduzione scientifica, baricentro, non tiene pienamente conto del significato giapponese di Hara e delle sue implicazioni, essa è comunque utile, in questo contesto, per cominciare un discorso che proseguiremo all'interno del corso.

Il termine Ki è altrettanto intraducibile letteralmente, si può parlare di energia vitale, di una forza che trascende il fattore muscolare: si moltiplicano le definizioni, ma nessuna risulta completa ed esaustiva. Nessun termine occidentale rende appieno il senso di Ki significato, bisogna ricorrere al latino o al greco classico (spiritus e pneuma) per colmare un vuoto, non certo solo linguistico, ma profondamente culturale. In Giappone invece esso è al centro di molti ideogrammi che contemplano i rapporti tra gli uomini.

 

L'Aikido insegna, a chiunque lo voglia, a dominare il corpo e lo spirito, autentica disciplina di ‘movimento’ rende i riflessi più rapidi e conferisce un senso non comune dell'equilibrio.

La pratica dell'Aikido costituisce una sorta di linguaggio comune che permette la comunicazione tra gli individui che conoscono l'alfabeto e la grammatica di questa arte, in questo senso l’aikido è disciplina di relazione tra individui. Interpretare l'Aikido come linguaggio, come strumento di comunicazione, permette di cogliere il rapporto costruttivo e dialettico tra gli individui. La pratica dell'Aikido non mette due individui contro, vi è piuttosto, tra loro, uno scambio di energie, sensazioni, impressioni, sia a livello conscio, sia a livello, potremmo definirlo , epidermico: è questo reciproco scambio che costituisce la particolarità di questa arte marziale, è questo reciproco scambio che un praticante di Aikido dovrebbe ricercare.

 

Il corpo all’interno dello spazio:

- il Dojo come il palcoscenico

- il saluto (la parte formale)

- gli educativi come presa di coscienza dello spazio:

- la posizione statica e quella dinamica

 

Il corpo come luogo del contatto

- esercizi a coppie

- il controllo di una parte per arrivare a controllare il tutto

- muovere il proprio compagno

- lo scambio dell’energia

- esercizi di kokyu

 

Il corpo prende contatto con il suolo

- le cadute

- dalla caduta alla caduta controllata

 

Il corpo come linguaggio

- la vocalizzazione

- la coordinazione ki shin tai

 

L’estensione del corpo - l’arma

- educativi con il ken

- Il kenjutsu

 

Il corpo che attacca

shomen - yokomen - tsuki

Le tecniche

 

Il randori il caos e la ricerca della quiete: il ruolo dell’uomo

 

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